1 Gennaio 2003
Chip

L’indagine continua

Il ladro di merendine

Dopo Il cane di terracotta, ecco un altro splendido racconto del noto commissario

Anche quella mattina, come spesso accadeva, Montalbano si era svegliato di malumore. Le sarde a beccafico mangiate la sera prima gli erano rimaste sullo stomaco.
Ci si era messo di mezzo anche Catarella, con il suo solito e irritante sproloquio, per informarlo di un omicidio avvenuto a Mazzara, riguardante un tale che per una serie di fraintendimenti aveva a che fare con qualcuno morto ammazzato a Bergamo. Niente di tutto questo poteva avere un senso. Il giorno si annunciava pieno di travagli, più di quanti Montalbano potesse immaginarne. Il mare, come al solito, era una tavola, il cielo sgombro di nuvole.
Eppure, tutto dentro di lui preludeva a un dramma forte e tormentoso, non solo per l'indagine che di lì a poco avrebbe dovuto affrontare. Comincia così questo straordinario Cd di Sellerio, Il ladro di merendine, che incanta sia per la forma con cui è stato realizzato, sia per il modo in cui è raccontato.
Fin dalle prime battute, la storia si addentra in modo profondo e diretto nei sentimenti e nella vita personale del commissario, che questa volta mette allo scoperto tutta la sua umanità: il rapporto con Livia, l'eterna fidanzata, sembra giungere a una svolta decisiva; la morte del padre per una malattia incurabile mette il commissario di fronte alla consapevolezza di una perdita avvenuta già da anni, ben prima che la malattia ponesse fine al loro rapporto; la comparsa del piccolo François, orfano e testimone di un omicidio, suscita ne commissario, solitamente burbero e poco incline alle tenerezze, un sentimento molto simile all'amore paterno.